Documento della presidenza delle ACLI di Terni

Politica e Democrazia: tra il dire e il fare c’è di mezzo… il bene comune!

"Le ACLI di Terni per l’affermazione di una democrazia partecipata chiedono alle forze politiche processi trasparenti e democratici nella selezione delle candidature alle prossime elezioni amministrative"

La presidenza provinciale delle ACLI di Terni esprime stupore e preoccupazione per le modalità attraverso le quali le forze politiche locali hanno intrapreso il percorso di avvicinamento alle prossime elezioni amministrative del mese di giugno 2009.

Al di là delle enunciazioni provenienti da più parti, volte al coinvolgimento dei cittadini e della società civile nei processi di analisi, progettazione e definizione di programmi e profili per gli organi di governo locale, quel che emerge è una drammatica, inspiegabile e apparentemente incolmabile distanza fra quelle enunciazioni ed i metodi e le formule della politica praticata.

Una prima, superficiale, analisi potrebbe far percepire una realtà politica locale assai dinamica, nella quale da un lato c’è un fiorire di liste civiche di differenti matrici e consistenze; dall’altro le principali forze politiche, che candidano al governo della città figure di primo piano, provenienti dai massimi livelli di responsabilità nelle formazioni di riferimento o in organi di rilevanza costituzionale.

Ma purtroppo non è così. Ed in ciascuno dei tre casi di seguito analizzati a farne le spese è il ruolo attivo dei cittadini nella politica locale: cittadini ai quali si torna a chiedere solamente adesione e consenso, secondo un approccio politico logoro e oramai ripudiato dal senso comune.

Le cosidette liste civiche finora presentatesi scontano tutte il grave limite di una impostazione leaderistica che deriva dalla imperante visione videocratica della politica: al “capo-fondatore-condottiero”, pur connotato da un corposo passato politico, vengono così assegnate doti quasi taumaturgiche di interprete della volontà popolare e di incarnazione della società civile, anteponendo queste supposte doti a qualsiasi analisi e proposta programmatica compiuta ed orientata al bene comune.

Il costituendo Popolo delle Libertà persevera nella crisi di rappresentanza e nel travaglio interno che ha caratterizzato le forze politiche che andranno a comporlo, rinunciando fin da subito - e per la seconda volta in cinque anni! - alla presentazione di un proprio progetto politico per la città, per aderire alla proposta di una delle richiamate liste civiche: con questo mortificando non solo la partecipazione, ma anche le stesse istanze di rappresentanza della consistente parte della cittadinanza ternana che si riconosce nella formazione politica attualmente alla guida del governo del nostro Paese.

Vi è infine il caso del Partito Democratico, al quale la Presidenza delle ACLI di Terni vuole dedicare una particolare attenzione: non per una malintesa contiguità politica, inconciliabile con l’autonomia che caratterizza la nostra associazione; quanto piuttosto per la necessaria analisi della coerenza nell’applicazione di un processo democratico partecipato che a suo tempo ha raccolto l’attenzione e l’approvazione della nostra associazione e la condivisione da parte di molti cittadini. Il Partito Democratico è nato con l’obiettivo dichiarato di essere un partito nuovo: e la novità doveva manifestrarsi nella partecipazione attiva degli iscritti, nei circoli, e di tutti i sostenitori, nelle primarie per la selezione delle candidature a tutti i livelli di governo.

Ma all’atto pratico, in particolare a Terni, sembra essere stata scelta un’altra strada: tutte le scelte rilevanti per il futuro di quella formazione, dalla definizione delle alleanze elettorali alle scelte propedeutiche alla individuazione dei possibili candidati alle elezioni primarie sono state realizzate con procedure anomale e prive di quei percorsi di validazione democratica che lo stesso statuto del partito demanda alla condivisione con la base degli iscritti e alla partecipazione dei sostenitori. Addirittura, sui mezzi di informazione è stata rappresentata - e non smentita dai soggetti interessati - una volontà degli organi dirigenti del partito di pilotare le procedure di attivazione delle primarie evitando una pluralità di candidature, così da “bilanciare” gli assetti futuri delle varie amministrazioni coinvolte nelle elezioni (i comuni di Terni e Orvieto, la provincia), e rendere inutile il ricorso alla consultazione elettorale primaria: vanificando in tal modo il potere decisionale che lo statuto del partito opportunamente assegna ai cittadini, in concreta attuazione dei diritti inviolabili di libertà di associazione e di opinione, costituzionalmente tutelati. Il tutto, per garantire il rispetto di delicati equilibri interni, che singolarmente fanno riferimento alle preesistenti formazioni politiche dalle quali provengono i vari uomini politici coinvolti: formazioni che sono formalmente estranee al Pd: insussistenti come soggettività politiche ed attualmente esistenti solo in funzione dei rapporti economico-patrimoniali rimasti pendenti.

Le ACLI di Terni sentono il dovere di intervenire perché da oltre sessant’anni operano avendo nella fedeltà alla democrazia una delle proprie missioni fondative.

La partecipazione attiva dei cittadini alla politica è ormai una esigenza irrinunciabile, non solo perché favorisce il rinnovamento delle classi dirigenti, ma soprattutto in quanto rappresenta il migliore antidoto alle pulsioni antipolitiche e ad un evidente processo di involuzione democratica che insieme angustiano settori crescenti della comunità nazionale e i processi di governo che ne garantiscono la tenuta.

La presidenza provinciale delle ACLI di Terni fa appello al senso di responsabilità di tutte le forze politiche, perché si dia forma a percorsi - pubblici, partecipati e definiti - di selezione dei candidati e di definizione delle alleanze per il governo delle amministrazioni locali, coerenti e funzionali alla attuazione dei programmi elaborati.

In particolare, le ACLI di Terni chiedono ai dirigenti del Partito Democratico, che fonda sulla partecipazione dei cittadini la sua ragion d’essere, che alle enunciazioni seguano fatti coerenti: accantonando ogni possibile ed inopinata scorciatoia, si attui in ogni caso la decisione statutaria di tenere le elezioni primarie per i comuni e per la provincia.

L’effettuazione delle elezioni primarie, prima ancora che una incombenza più o meno gradita ai possibili candidati, sono un diritto per chi si è iscritto al partito che ne ha fatto un suo simbolo: rappresentano perciò l’elemento discriminante fra una fondamentale innovazione del modo di fare politica e un gattopardesco, disperato, goffo travestimento di una vecchia e consunta coalizione, ormai incapace di entrare in relazione con la parte di società che pretende di rappresentare.