La sfida di Marchionne va raccolta. Cesare Damiano alla Festa Democratica

Data pubblicazione: 
30 Ago 2010

"Il PD, non nascondiamolo, stenta ancora a definire la propria identità, che risulta opaca, priva del coraggio necessario. In questo non imputo responsabilità a Bersani, ma al gruppo dirigente intero. Al declino di Berlusconi (che tra l'altro potrebbe avere una coda piuttosto lunga) non corrisponde una percezione di rafforzamento del PD. I partiti non possono essere dei comitati elettorali, ma devono scaldare i cuori della gente. La quotidianità non si nutre di sola tattica. Dobbiamo lavorare tutti insieme per non consegnare ai nostri figli un mondo in cui le prospettive sono sempre peggiori. C'è bisogno di costruire una grande visione di riforma delle politiche del lavoro e della contrattazione per lo sviluppo del paese". Questo l'appassionato appello dell'ex Ministro del lavoro Cesare Damiano durante il dibattito "Occupazione e qualità del lavoro: la frontiera dei diritti" alla la Festa Democratica di Terni, coordinato da Alberto Orioli, vice direttore del Sole 24 Ore, durante il quale sono intervenuti anche Carlo Emanuele Trappolino Parlamentare del PD e Giorgio Santini Segretario  Confederale CISL. Proprio Santini ha descritto la situazione drammatica che il Paese sta affrontando: 300mila posti di lavoro negli ultimi 12 mesi, numeri impressionanti e crescenti di persone in cassaintegrazione, aziende in estrema sofferenza con una anno di crisi profonda sulle spalle. " Attualmente - precisa Santini - assistiamo ad una piccola ripresa  degli indici economici che bisognerebbe però capitalizzare in qualche modo: politiche attive occupazionali mirate, aumentare la mobilità sociale, creare nuove forme di lavoro in settori specifici come ad esempio i servizi alla persona. Il sindacato deve portare una forte azione di stimolo per un governo decisamente poco propositivo".
"Sarebbe ora che i partiti tornassero ad occuparsi di poltica e i sindacati di negoziazione. E' ora di uscire da questa sorta di ipnotismo generale. Non mi arrendo all'idea di una rappresentazione del sindacato che firma tutti e subito o che non firma nulla a prescindere. La sfida di Marchionne va raccolta!" incalza Damiano. "L'accordo proposto contiene tanti difetti ma anche alcune parti da prendere in considerazione. Marchionne dovrebbe fare qualche passo indietro, ma la stessa FIOM dovrebbe proporre delle alternative, non arroccarsi e basta. Al manager FIAT chiederei: il potenziamento dei comitati aziendali europei, comitati di sorveglianza formati dai lavoratori, assunzioni a medio termine per i giovani, la creazione di una scuola di formazione tecnica in collaborazione con l'azienda, il mantenimento della direzione strategica e del settore ricerca a Torino...in cambio  credo che si possa mettere anche mano al contratto dei metalmeccanici creando una sezione specifica del settore auto, senza introdurre differenze nel salario ma discutendo sull'organizzazione del lavoro".